
Quando la morte bussa alla tua porta, non c'è tempo per finire i tuoi compiti, non c'è tempo per aspettare e decifrare tutti i tuoi sentimenti. Non ci sono addii, non c'è un'ultima telefonata; non hai altra scelta che andare a rispondere, anche se non vuoi vederlo.
Quando ti trovi faccia a faccia con lei, sai che non è un "ciao" ma un arrivederci, e che il tempo che hai dovuto amare è passato, non c'è ritorno, è finito.
La morte mi ha lasciato immobile, il mio cuore si è congelato.
Tutto piombò in un silenzio assordante, nell'immobilità e nel dolore... un dolore immenso e la delusione di coloro che pensavo sarebbero stati lì e non c'erano. Sebbene anch'io desiderassi morire, avevo una sola opzione: abbracciare la vita con tutte le mie forze, liberarmi da ciò che mi stava paralizzando e infrangere quella rigidità. Come? Con immenso amore, per mia madre e mia sorella, per me stessa e per l'arte.
Con tanto amore, vengo a invitarti ad aprirti e ad aiutarmi a rompere questo ghiaccio in cui la morte mi ha gettato, a "volare al di sopra dell'evento", a infondere nuova vita, esplorare nuovi percorsi, incontrare nuove persone e chiudere i cicli. Per aprirmi alla primavera; per rinascere, bisogna morire.
Per questo motivo vi invito all'azione di resilienza del mio progetto di laurea, che ho affrontato insieme alla mia relatrice Luz Dary Álzate, che ha promosso questo percorso e ha creduto nel mio percorso con amore.
In onore della memoria di mio padre Javier Iván Arango e con gratitudine per la vita della mia splendida madre.
Con immensa gratitudine alla mia alma mater, che mi ha plasmata nei suoi corsi come un'artista donna con la capacità critica e riflessiva di contribuire alla costruzione del mio Paese. Università di Antioquia, Dipartimento di Comunicazione e Arti, Assemblea UdeA, Sezione Orientale
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